giovedì 13 dicembre 2012

La macchina del tuono

Un'anteprima del mio nuovo libro in uscita con il Battello a Vapore. Per gli amanti di storia antica, un romanzo avventuroso, ambientato nell'antica Grecia che vede protagonista Kalliopi, dapprima bambina poi giovane donna, appassionata delle arti teatrali, ma costretta a rimanere in disparte in un mondo dove sono gli uomini a dettare le regole. Ci vuole un carattere forte e determinato, oltre a una preziosa "scintilla artistica", per vincere le discriminazioni.
Dai nove anni (ai 99!): buona lettura!

sabato 1 settembre 2012

Marco va alla guerra

Un mio nuovo libro sta per uscire...
La copertina mi sembra bella e molto evocativa del contenuto. Complimenti all'illustratore (a breve ne svelerò il nome...).

giovedì 28 giugno 2012

Che buio, non riesco a vedere.

Diamo molte cose per scontate, perché sono nostre e le usiamo da sempre. Questo vale anche e soprattutto per i cinque sensi, il nostro unico modo per rapportarci col mondo esterno e con gli altri. Vediamo, sentiamo, tocchiamo, gustiamo, annusiamo, ma sappiamo veramente quante informazioni arrivano in continuazione al nostro cervello? I bambini scoprono il mondo di giorno in giorno, a volte con la soddisfazione di un gusto piacevole o di una bella immagine, altre volte spaventandosi per un suono forte e improvviso o la puntura di un insetto molesto.
La collana sui cinque sensi, rivolta ai bambini dai quattro ai sette anni e ai loro genitori, ricca di belle immagini evocative, invita a soffermarsi sull’importanza dei mezzi di comunicazione del nostro corpo e della necessità di rispondere in maniera semplice ma rigorosa alle domande dei nostri piccoli esploratori del mondo.
Io non ho paura del buio. Il buio nasconde le cose che esistono anche di giorno. A volte si tratta di esseri viventi che magari hanno timore della luce ed escono solo di notte. Oppure sono cose o animali che diventano più interessanti e meravigliosi quando manca la luce.
Sembra strano, ma solamente il buio ci permette di “vederli”.

martedì 29 maggio 2012

Concorso di scrittura su incipit di Dino Ticli

"Lettelariamente": per il secondo anno premiata Noemi Negri

Nella foto l'insegnante Nuti con le sue allieve premiate e tutta la
delegazione della scuola di Malgrate presente alla premiazione
 Negri Noemi, 14enne di Malgrate, ha bissato il successo dell'anno scorso al concorso "Lettelariamente", svoltosi sabato 5 Maggio a Bellano, all'interno della Fiera mercato dei Piccoli editori. Lo scrittore lecchese Dino Ticli l'ha premiata riconoscendola, ex-aequo con un coetaneo della scuola d'Introbio, come la migliore tra gli ottanta partecipanti che hanno sviluppato il suo incipit.

Noemi ha composto un racconto che termina con un invito alla speranza, a superare le barriere tra nazioni, vista l'amicizia che si crea all'interno della scuola tra la protagonista e una nuova alunna arrivata dalla Cina. Con lei è stata premiata la sua insegnante Maria Cristina Nuti della scuola secondaria di Malgrate, classe IIIA e le sue compagne Diana Kuzhyk, terza classificata e Ina Cara, tra i miglioir dieci componimenti segnalati. Anche Lorenzo Mapelli della classe IA è risultato in quest'ultimo elenco.

da Resegone OnLine 05 maggio 2012

martedì 22 maggio 2012

Vincitore del Concorso Nazionale di Letteratura per Ragazzi "Mariele Ventre" - 2012

Sono lieto di comunicare che il mio libro I dinosauri sapevano cantare?, illustrato dalla brava Laura Martinuzzi, ha vinto il primo premio nel concorso nazionale di letteratura per ragazzi "Mariele Ventre". La premiazione avverrà il 2 giugno 2012 a Muro Lucano, Potenza.
Il testo, la cui ironia è efficacemente sottolineata dalle scherzose immagini di Laura, si rivolge ai bambini a partire dai 5-6 anni.
Il titolo-domanda, I dinosauri sapevano cantare?, solo apparentemente paradossale (nessuno scienziato saprebbe dare risposta), illustra già il contenuto. Infatti, attraverso una carrellata di cose note e quasi note ma soprattutto di domande senza risposta (i dinosauri sapevano cantare, correre, nuotare? Quanto mangiavano? Di che colore avevano la pelle? Si ammalavano facilmente? Dormivano sdraiati o in piedi? ecc.) cerco di far capire ai bambini che le scienze non sono sempre in grado di offrire risposte sicure alle loro domande e alle loro curiosità, ed è anche per colmare queste lacune che esiste appunto la ricerca scientifica.
Insomma, piccoli scienziati crescono...

lunedì 23 aprile 2012

Anche i dinosauri facevano la cacca - Intervista alla fiera di Roma

 
Durante la Fiera del Libro di Roma "Più libri più liberi" 2012, Marco Mondino ha realizzato una video-intervista a Dino Ticli sul pop-up "Anche i dinosauri facevano la cacca!". Aspiranti paleontologi, questo è per voi!

mercoledì 4 aprile 2012

L'uso del fuoco risale a 1 milione di anni fa

I resti in una caverna in Sudafrica spostano indietro il limite di 300 mila anni

L'analisi di una serie di tracce scoperte in un sito della grotta sudafricana di Wonderwerk indica che già un milione di anni fa, nel Paleolitico inferiore, i nostri antenati usavano il fuoco in modo controllato. Queste tracce, che retrodatano di 300 mila anni l'uso del fuoco non opportunistico rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, suggeriscono inoltre che già Homo erectus potrebbe aver iniziato a utilizzare il fuoco come parte integrante del proprio modo di vivere.
Lo riporta lo studio pubblicato dalla rivista Pnas. Al gruppo di studio dell'Università di Toronto e dell'Università ebraica di Gerusalemme ha partecipato anche l'archeologo italiano Francesco Berna, che lavora negli Stati Uniti presso la Boston University.

Meno di dieci anni fa, gli archeologi e i paleoantropologi pensavano che il dominio del fuoco fosse relativamente recente: le più antiche tracce di fuocherelli noti erano datate 500 mila anni fa. Poi, nel 2004, l'Università di Gerusalemme aveva rinvenuto a Gesher Benot Ya’aqov, in Israele, resti di fuochi risalenti a 790 mila anni fa. Ora sembra che gli ominidi che ci hanno preceduto fossero ancora più precoci nell'arte di governare questo elemento, e si pensa che utilizzassero il fuoco anche per cuocere il cibo.

I reperti, infatti, comprendono frammenti di ossa di animali, asce a mano e cenere di erba; quest'ultima sembra venisse usata come combustibile principale, dato che i sedimenti non sono mai stati riscaldati oltre i 700 gradi centigradi. Le indagini sui reperti escludono anche la possibilità che i resti dei fuochi siano stati trasportati nella cava in un secondo momento, da acqua o altri agenti.

In realtà, nei 140 metri di lunghezza di Wonderwerk Cave, che fu sede di una vasta occupazione da parte degli ominidi, sembrano trovarsi i resti di fuochi ancora più antichi (fino a 1,7 milioni di anni fa), come suggerisce lo scopritore del sito stesso, Peter Beaumont del McGregor Museum di Kimberley (Sudafrica). Ma i dati forniti da queste ultime analisi sono, al momento, le prime prove sicure e non ambigue della presenza di ripetuto uso del fuoco in un insediamento archeologico. Un avvenimento importante, visto che la cottura dei cibi ha reso disponibile un maggiore apporto calorico e proteico nella dieta dei primi esseri umani. Carne e verdure più facili da masticare e digerire. Tutta energia che ha forse favorito un ulteriore sviluppo del nostro cervello.

giovedì 15 marzo 2012

Il furto delle marionette

Da Il furto delle marionette | Mangialibri


Il furto delle marionette
Sta per iniziare lo spettacolo di marionette, nell’aula magna della scuola. Ma Pietro e Richi sono seduti proprio in ultima fila. Come fare a non perdere neanche una scena dello spettacolo? Semplice, secondo Pietro: basta strisciare silenziosamente sotto le panche e sbucare presso i posti vuoti in prima fila. Pietro è avventuroso e spesso irresponsabile, e Richi sa che deve assecondarlo. L'incursione verso la prima fila si rivela un disastro: la panca si capovolge all’indietro, facendo cadere tutti i compagni. Risultato: punizioni, prediche e niente spettacolo di marionette. Per farsi perdonare, i due amici decidono di dedicarsi a una ricerca sulla fotosintesi clorofilliana, e per renderla originale si recano dal professor Omnibus, grande esperto di scienze. Qui, però, hanno una sorpresa: conoscono Carlo Punci, un uomo grande e grosso, con una folta barba nera, che si rivela essere il marionettista a cui proprio loro due hanno rovinato lo spettacolo a scuola. Punci invita Pietro e Richi nel suo laboratorio, un posto quasi magico, pieno di marionette, stoffe, scenari e attrezzi del mestiere. Conoscono anche il signor Senatore, il sarto di fiducia capace di creare sempre vestiti splendidi e originali. A un certo punto, salta fuori un serpente che fa correre tutti a gambe levate. Da dove è uscito fuori? Sembra quasi un presagio negativo. Il giorno seguente, ecco arrivare la brutta notizia: nella notte alcuni ladri sono entrati nel laboratorio di Punci e hanno rubato tutte le marionette, anche quelle più antiche e preziose. Pietro e Richi, tristi e nello stesso tempo incuriositi dal fatto, decidono di indagare sull’improvvisa scomparsa delle marionette… Il furto delle marionette non è il solito giallo per ragazzi. Siamo di fronte a un libro interattivo, che alla fine di ogni capitolo offre un interessante spazio di edutainment. Sapete qual è la differenza tra burattini e marionette? E come si riconosce un serpente corallo? Il professor Omnibus direbbe: “Rosso giallo nero, ti uccide per davvero. Rosso nero giallo, allora puoi toccarlo”. Grazie a semplici indicazioni, potrete costruire una ciabatta-burattino per far divertire i vostri amici, oppure scoprire il motivo per cui un aereo vola, e costruirne uno di carta, seguendo tutti i passaggi indicati nelle figure. Un romanzo originale, da leggere durante i giorni di vacanza, per passare il tempo a caccia del colpevole insieme a Pietro e Richi, e a costruire con l’aiuto di mamma e papà delle stalagmiti di acetato di sodio triidrato. Dino Ticli, noto autore di libri per ragazzi e testi di divulgazione scientifica, ha uno stile semplice e ironico, capace di avvicinare i bambini al mondo della natura e delle scienze. E di far ripassare la fotosintesi clorofilliana a chi bambino non è più.

mercoledì 14 marzo 2012

RADIO CAPODISTRIA: Martedì 13 marzo ore 13.00. Intervista a DINO TICLI (Ed. LAPIS)



Con l'amico scrittore DINO TICLI parleremo invece di uno splendido albo a pop up in grande formato illustrato dal segno ironico della brava GIULIA SAGRAMOLA, "ANCHE I DINOSAURI FACEVANO LA CACCA!" pubblicato dalle Edizioni LAPIS di Roma. Sottotitolo: "Indagine scientifica sui coproliti e altre schifezze preistoriche". Dino Ticli qui si è divertito a raccontare con rigore scientifico un aspetto particolare della preistoria, legato ai coproliti, ovvero ai fossili delle feci dei dinosauri che possono conservarsi per centinaia di milioni di anni e hanno permesso all'uomo di fornire preziose indicazioni sui dinosauri e sulle loro abitudini di vita. Il libro è un libro pop up con parti di pagine da sollevare e addirittura con buste da aprire e da leggere. L'obiettivo è quello di coinvolgere il lettore entusiasmandolo alla ricerca scientifica attraverso l'ironia e attraverso un suo ruolo attivo. Non solo perché, appunto, deve agire sui meccanismi di animazione, ma perché diventa egli stesso protagonista di una sorta di "cacca detective", iscrivendosi alla scuola per investigatori scientifici e sostenendo addirittura prove ed esami per raggiungere il primo livello e prepararsi a compiere una importante missione segreta.
Il libro - lo diciamo subito - non insegue una moda né è scritto con l'intenzione di conquistarsi la simpatia dei bambini attraverso il tema della cacca. Il tema è affrontato con rigore scvientifico e attraverso l'ironia e il coinvolgimento diretto dei lettori, Dino Ticli ha voluto entusiasmarli alla ricerca sulla vita dei dinosauri. L'autore utilizza tre registri linguistici. C'è il linguaggio dell'ironia, c'è - ed è importantissimo - l'utilizzo o l'applicazione del genere poliziesco: il lettore come abbiamo visto si improvvisa detective; c'è il registro del linguaggio scientifico; c'è il fumetto e c'è l'utilizzo del "tu" che implica il coinvolgimento diretto del lettore che diventa coprotagonista, un po' come accade nei game book.
Il testo di Ticli è poi perfettamente integrato nelle immagini ironiche della brava Giulia Sagramola.
Livio Sossi
[Docente di Storia e Letteratura per l'Infanzia Università di Udine e Università del Litorale di Capodistria (Slovenia)]

lunedì 12 marzo 2012

Le penne iridescenti del Microraptor

La ricostruzione del Microraptor
Si torna a parlare di dinosauri e in particolare di un esemplare piccolo e alato ed anche molto colorato. Come dimostra la foto, si tratta di un animale grande quanto un piccione, dotato di piume nere con riflessi iridescenti blu (o forse con riflessi violacei), che probabilmente mostrava a tutti durante il corteggiamento così come fa la maggior parte dei volatili attuali.
La rivista scientifica più prestigiosa del mondo ha pubblicato l’ultimo ritratto a colori del Microraptor, il dinosauro alato vissuto 125 milioni di anni fa. Secondo lo studio pubblicato su Science, la ricostruzione esatta del Microraptor è questa: un dinosauro piccolo e incapace di volare, ma dotato di 4 ali nere e blu iridescenti.
Le quattro ali e la coda del dinosauro Microraptor
Partendo dai resti fossili di un esemplare rinvenuto in Cina e conservato nel museo di Pechino, un gruppo di ricercatori cinesi e statunitensi ha ricostruito il piumaggio del Microraptor per la prima volta.
Utilizzando un microscopio elettronico, i ricercatori hanno confrontato i pigmenti contenenti strutture denominate melanosomi in un fossile di Microraptor e i melanosomi di uccelli viventi. Il team ha scoperto che i melanosomi del Microraptor erano stretti, di forma allungata, e organizzati in strutture a fogli, caratteristiche che producono una lucentezza iridescente sulle penne moderne, stabilendo così che il Microraptor è la specie dotata delle più antiche piume iridescenti scoperte finora.
Fossile scoperto in Cina nel 2010
Il fatto che questo dinosauro fosse colorato e appariscente ha fatto ritenere ai paleontologi che molto probabilmente conducesse una vita diurna, contrariamente a quanto avevano concluso altri studiosi precedentemente; quindi, per scoprire lo stile di vita delle specie estinte, anche la colorazione è importante. 
Come ha spiegato uno degli autori dello studio: “Gli uccelli moderni usano le piume per diversi scopi, che vanno dal volo alla regolazione della temperatura corporea fino al corteggiamento” e secondo il biologo americano Matt Shawkey il Microraptor era un dinosauro parecchio “vanitoso” come dimostrano anche i dettagli della sua coda: “L’iridescenza é molto diffusa tra gli uccelli moderni ed é spesso usata per mettersi in mostra. Il fatto che anche il Microraptor fosse in gran parte iridescente ci suggerisce che le piume erano importanti per mettersi in mostra anche nelle prime fase della loro evoluzione”.
Come nella precedente immagine, si notano le penne ben conservate

mercoledì 7 marzo 2012

Sisma Giappone, ecco la ''voce'' del terremoto


I ricercatori del Georgia Tech guidati dal professore Zhigang Peng hanno realizzato un impressionante audio del terremoto del Giappone dell'11 marzo 2011 trasformando le onde sismiche in file audio. Le rilevazioni acustiche sono state prese tra la costa di Fukushima e Tokyo

venerdì 2 marzo 2012

Addio animali, boschi e lupi: la natura scompare dalle fiabe

Uno studio ha analizzato 8100 illustrazioni contenute in 296 best-seller per l'infanzia rilevando una progressiva scomparsa di flora e fauna. Gli esperti: nei libri di oggi una realtà più vicina a quella dei videogiochi. Ma anche integrazione e multiculturalità.

...

da "Che buio, non riesco a vedere" di Dino Ticli con
illustrazioni di Daniela Giarratana (uscita giugno 2012)

domenica 26 febbraio 2012

Le impronte di dinosauro più grandi del mondo?

 Una eccezionale raccolta di orme di dinosauro, le più grandi mai scoperte, è stata rinvenuta da due appassionati dilettanti paleontologi francesi su una montagna nella catena del Giura francese. Le impronte misurano fino a 2 metri di diametro e si estendono su una vasta area di terreno vicino al villaggio di Plagne, 30 miglia a ovest di Ginevra. Pierre Hantzpergue, un paleontologo presso l'Università di Lione che ha effettuato un sopralluogo con un collega del Centro di Ricerca Scientifica, ha affermato che queste tracce sono effettivamente le più grandi mai viste e che sono così perfettamente conservate da poter fare di Plagne uno dei luoghi più significativi al mondo per le ricerche sui dinosauri. "Quello che è notevole in questo sito [...] è in primo luogo l’ampiezza delle impronte. Sono davvero enormi", ha detto. "Questa è una novità. Alcune impronte molto grandi sono stati trovati negli Stati Uniti, ma non credo che siano grandi come queste".
Il Centro di Ricerca Scientifica ha detto che si sono formate "per decine se non centinaia di metri"."Si tratta di distanze molto grandi", ha precisato Hantzpergue. "Abbiamo seguito tracce per almeno 50 metri in Francia, e circa 100 metri in Svizzera, e il record mondiale è in Portogallo con circa 150 metri. Ora, abbiamo ancora molti ettari per la ricerca ma ci saranno senza dubbio più di 150 metri a Plagne".

Le impronte si ritiene siano state lasciate da dinosauri sauropodi, i giganti gentili erbivori che popolavano la regione circa 150 milioni di anni fa. Esse sembrano essere state ben conservate da uno spesso strato di sedimenti calcarei risalenti al tardo periodo Giurassico - l'era geologica prende il nome dalle montagne del Giura che si trovano appena a nord di dove le tracce sono state scoperte. Nonostante la regione abbia una ben nota reputazione per simili scoperte - nel 2004, migliaia di impronte sono stati rinvenute sul versante svizzero della frontiera - questo ultimo, e probabilmente più spettacolare.

La frontiera franco-svizzera non è estranea ai tesori paleontologici, e il suo paesaggio antico ha permesso agli scienziati di ricostruire la storia della biodiversità negli ultimi 200 milioni di anni. Un recente progetto di autostrada sul versante svizzero del Giura ha portato alla scoperta non solo di tracce fossili di dinosauri ma di animali tra cui coccodrilli marini e mammut. Sul versante francese tracce di sauropodi sono stati trovate a Coisia, circa 25 miglia da Plagne, nel 2004 e sul pavimento della cava Loulle nel 2006.

martedì 21 febbraio 2012

Fatta fiorire una pianta da un seme di 32.000 anni fa

Silene stenophylla

Si è rivelata una vera e propria camera del tesoro la tana di uno scoiattolo dell’era glaciale contenente frutti e sementi che erano stati bloccati nel permafrost siberiano per circa 32.000 anni. Da questi semi, un team di scienziati russi è riuscito a resuscitare un’intera pianta in un esperimento pionieristico che apre la strada per la rinascita di altre specie. La Silene stenophylla è la più antica pianta a essere rigenerata, hanno detto i ricercatori, ed è fertile: produce fiori bianchi e semi vitali. L'esperimento dimostra che il permafrost serve come un deposito naturale per le forme di vita antiche, hanno detto i ricercatori russi, che hanno pubblicato i loro risultati nel numero del Martedì di Proceedings of National Academy of Sciences degli Stati Uniti. "Riteniamo indispensabile proseguire gli studi nel permafrost alla ricerca di un pool genetico antico, quello della vita pre-esistente, che è da tempo scomparsa dalla superficie della terra", hanno detto gli scienziati in questo articolo. Alcuni ricercatori canadesi in precedenza avevano rigenerato alcune piante da semi significativamente più giovani che si trovano in tane. Svetlana Yashina dell'Istituto di Biofisica Cellulare dell'Accademia Russa delle Scienze, che ha guidato il team, ha detto che la pianta resuscitata sembrava molto simile alla sua versione moderna, che cresce ancora nella stessa zona nel nord-est della Siberia. "È una pianta molto vitale, e si adatta molto bene", ha detto in un'intervista telefonica dalla città russa di Pushchino in cui si trova il suo laboratorio. Ha anche riferito che spera che il team potrebbe continuare il suo lavoro e rigenerare altre specie vegetali. Il gruppo di ricerca russo ha recuperato i reperti dopo avere indagato decine di tane fossili nascoste in depositi di ghiaccio sulla riva destra del fiume Kolyma inferiore, i cui sedimenti risalgono a più di 30.000 anni. I sedimenti sono stati saldamente cementati insieme da uno spesso strato di ghiaccio - rendendo impossibile qualsiasi infiltrazione d'acqua - con la creazione di una camera di congelamento naturale completamente isolata dalla superficie. "Gli scoiattoli hanno scavato il terreno ghiacciato per costruire le loro tane, che hanno circa le dimensioni di un pallone da calcio, mettendo fieno e poi pelliccia animale per una camera di stoccaggio perfetta", ha dichiarato Stanislav Gubin, uno degli autori dello studio, che ha passato anni a ricercare nella zona tane di scoiattoli. "È una criobanca naturale".
I cunicoli erano situati 38 metri sotto la superficie attuale in strati contenenti ossa di grandi mammiferi, come il mammut, rinoceronti lanosi, bisonti, cavalli e cervi. Gubin detto che lo studio ha dimostrato che il tessuto può sopravvivere conservato nel ghiaccio per decine di migliaia di anni, aprendo la strada alla possibile risurrezione dei mammiferi dell'era glaciale. "Se siamo fortunati, possiamo trovare alcuni tessuti congelati di scoiattolo", ha detto Gubin. "E questo percorso potrebbe portarci fino al mammut".
Gli scienziati giapponesi sono già alla ricerca nella stessa area di resti di mammut, ma Gubin spera che i russi saranno i primi a trovare qualche tessuto congelato animale che potrebbe essere utilizzato per la rigenerazione. "In fondo, è la nostra terra e cercheremo di essere i primi" ha concluso.

lunedì 20 febbraio 2012

Grillo Fossile rivela un canto d'amore giurassico



ScienceDaily (6 Febbraio 2012) - Il canto d'amore di un grillo estinto che visse 165 milioni di anni fa è stato riportato in vita da scienziati dell'Università di Bristol. La canzone - forse la più antica canzone nota documentata fino ad oggi - è stata ricostruita grazie alle caratteristiche microscopiche delle ali di un fossile scoperto nel Nord Est della Cina. Ci permette di ascoltare uno dei suoni che sono stati ascoltati da dinosauri e altre creature che vagavano nelle foreste del Giurassico di notte.

Fossil cricket reveals Jurassic love song

venerdì 17 febbraio 2012

I più antichi dipinti umani sono opera dei Neanderthal?


Nuovi esami al radiocarbonio indicano che sei foche dipinte sulle pareti della grotta di Nerja presso Malaga, nella Spagna meridionale, risalgono a oltre 42000 anni fa; esse sono quindi la più antica testimonianza di arte umana. Durante quel periodo, in quella zona vivevano i Neanderthal, estinti da circa 30000 anni, e dei quali si sa che mangiavano le foche. Anche gli Homo sapiens, a loro successivi, eseguirono dipinti sulle pareti della grotta, ma nella loro arte non si trovano raffigurazioni di foche.


I dipinti della grotta di Nerja

Si ritiene che la striscia di terra tra Nerja e Gibilterra sia stata l’ultima area in Europa ad essere abitata dagli uomini di Neanderthal, prima che fossero soppiantati dall’Homo sapiens di Cro-Magnon. Le grotte furono scoperte nel 1959 da cinque scolari che avevano notato un enorme numero di pipistrelli entrare e uscire da un buco nel terreno. Alla fine decisero di esplorarlo, e una volta entrati all’interno di esso si ritrovarono in una enorme grotta ora conosciuta come la Camera del Cataclisma. I dipinti delle foche si trovano nella parte alta delle pareti di questa stessa grotta.

La vernice non è stata sottoposta ad esame. Tracce di carbone trovate a meno di quattro pollici (circa 10 cm, N.d.N.) di distanza dalle foche, che i ricercatori ritengono essere stato utilizzato per eseguire i dipinti o come elemento illuminante nella composizione, sono state fatte risalire, tramite test al radiocarbonio, a 43500 e 42300 anni fa. Il prof. José Luis Sanchidrián, dell’Università di Cordoba, che dal 2008 sta conducendo un progetto di conservazione del sito, è intenzionato a datare la sottile pellicola organica che si è formata sui dipinti poco dopo la loro creazione. Questo è l’unico modo certo per datare il dipinto stesso. Purtroppo, il progetto è a corto di fondi quindi per il momento è sospeso.

Se le date verranno confermate, quelle sei foche non stabiliranno solamente un record – di cui gli attuali detentori sono i dipinti nella grotta di Chauvet-Pont-d’Arc, risalenti a 32000 anni fa – ma rivoluzioneranno la nostra comprensione dell’umanità stessa. “Una bomba accademica”, la definisce Sanchidrián, e questo è un eufemismo. La capacità di produrre arte è stata finora considerata appannaggio esclusivo dell’Homo sapiens, un tratto distintivo che ci distingue dalle altre specie umane, ma non così “umane” come noi.

Fonte e immagine: The History Blog

martedì 14 febbraio 2012

Così uguali, così diversi. Venti storie di animali che ce l'hanno fatta.


Così uguali, così diversi: l’evoluzione spiegata dagli animali

Tra giraffe, bradipi, delfini e coccodrilli, venti animali ci raccontano la loro vita e il percorso evolutivo che li ha portati ad essere quello che sono. è Così uguali, così diversi (14€, Scienza Express) dell’autore per ragazzi Dino Ticli. Un viaggio “animalesco” da affrontare col sorriso sulle labbra. In tutte le librerie italiane dal 14 febbraio e sul sito dell’editore www.scienzaexpress.it

Come si è allungato il collo alle giraffe? Cosa si raccontano un facocero e uno gnu quando si incontrano nella savana? Come è andata dopo la morte dei dinosauri? E perché mai il giornalista toporagno si trova a intervistare uno stravagante coleottero? Bizzarre situazioni e protagonisti che ci strappano un sorriso, ci accompagnano alla scoperta della zoologia e dell’evoluzione. È il viaggio “animalesco” a cui ci invita Dino Ticli in Così uguali, così diversi. Venti storie di animali che ce l’hanno fatta (14€, Scienza Express) in libreria dal 14 febbraio e sul sito della casa editrice www.scienzaexpress.it.

Dal cane fedele, a una giraffa decisamente preoccupata dall’estinzione, dal paguro Bernardo a un lombrico impaurito, venti sono gli animali ritratti dalla penna di Dino Ticli. Fotografati in un istante importante della loro evoluzione, i protagonisti ci raccontano la loro vita, le loro abitudini e, soprattutto, il percorso evolutivo che li ha portati ad essere quello che sono.
Veniamo così a conoscere le caratteristiche più curiose degli animali, le loro specificità più interessanti e scopriamo, pagina dopo pagina, che abitudini, che sembrano a dir poco insolite, sono in realtà fondamentali per la sopravvivenza della specie.
L’ecologia, l’etologia, la zoologia e l’evoluzione come non le avete mai viste. Accompagnate da un stile leggero e ironico, infatti, emergono da questo libro informazioni corrette sugli animali e le scienze che li studiano: l’autore, insegnante di scienze, ci offre così un viaggio divulgativo in un sapere valido e mai noioso. Scorrendo queste pagine la zoologia, una scienza un po’ misteriosa e sconosciuta, diventa così divertente scoperta e affascinante esplorazione di un mondo pieno di curiosità.
A ricamare il libro sono le preziose illustrazioni di Laura Martinuzzi. Immagini tra il realistico e l’artistico, che riescono ad evocare al meglio l’atmosfera dei racconti.

In Così uguali, così diversi ridere e imparare sono una cosa sola. E probabilmente si impara proprio perché si sorride. Per questo il libro, anche se pensato per i ragazzi delle scuole medie, può essere letto e apprezzato anche dagli adulti. Da 9 a 99 anni, infatti, difficilmente qualcuno potrà non ridere tra una pagina e l’altra.

venerdì 3 febbraio 2012

Gli "Amanti di Valdaro" - Mantova

Ricostruzione degli amanti di Valdaro

Amanti a Mantova - welcome page
Il ritrovamento è emerso nel corso di scavi effettuati nel 2007 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia nell’area di in una villa romana di duemila anni fa, poco fuori la città di Mantova, in zona “Valdaro”. Si tratta di una sepoltura di un uomo e una donna dell'età neolitica ritrovati abbracciati, uniti per sempre nella vita e nella morte.
Alla scoperta, i media locali diedero il nome de “Gli Amanti di Valdaro”.

Per dare la giusta valorizzazione e promozione a questo grande ritrovamento archeologico, nel Febbraio 2011 è nato il COMITATO “AMANTI A MANTOVA”.
Il Comitato, composto da Comune di Mantova, Provincia di Mantova e Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, è nato ufficialmente il 14 febbraio 2011, allo scopo unico di raccogliere i fondi necessari per la valorizzazione e l'allestimento definitivo dei ritrovamenti degli “Amanti di Valdaro” e del “Cacciatore Orione con il cane Sirio” presso il Museo Archeologico Nazionale, permettendo a Mantova e al suo territorio di beneficiare di uno dei ritrovamenti di maggior interesse dell'archeologia italiana.
       Cacciatore Orione con il cane Sirio

mercoledì 1 febbraio 2012

Dalle stelle alpine alle stelle marine - Il più antico fossile italiano di stella marina

Dalle Stelle Alpine… alle Stelle Marine


PASTURO - Appuntamento davvero interessante quello promosso dalla Pro Loco e dal Comune di Pasturo in programma per  mercoledì 22 agosto 2012, alle 20.45, presso il cine-teatro dal titolo “Dalle stelle alpine… alle stelle marine”.
Protagonista della serata sarà una stella marina, o meglio il fossile di ben 240 milioni di anni, rivenuto nel Parco della Grigna lo scorso anno che vanta il primato di essere la più antica trovata in Italia e della quale avevamo dato notizia (vedi articolo).
Relatore della serata sarà il professore Andrea Tintori Docente di Paleontologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano.
 

Le date e i tempi della grande estinzione del Permiano

Le date e i tempi della grande estinzione del Permiano - Le Scienze

giovedì 5 gennaio 2012

La vita e i sogni sono pagine di uno stesso libro.Leggerle in ordine è vivere, sfogliarle a caso è sognare.
Arthur Schopenhauer